Potrebbe interessarti
“Essere sostenibili per essere più competitivi”
Salvatore Pecchia, OP Asso Fruit Italia, spiega quanto fare sistema e produrre in modo sostenibile sia importante per affrontare il mercato.
“Figlio d’arte” cresciuto nell’azienda agricola del padre di cui oggi è il titolare, Salvatore Pecchia è uno dei manager più apprezzati del settore ortofrutticolo, con una solida competenza agronomica e un ruolo strategico sul piano della ricerca e innovazione nella OP Asso Fruit Italia e nella AOP Arcadia. Per Pecchia, la sostenibilità non è un elemento accessorio: è un requisito necessario per competere sul mercato internazionale.
«Mi sono laureato nel 2008 all’Università degli studi della Basilicata, ma già durante gli studi mi sono mosso in un contesto più ampio”, racconta Pecchia, 43 anni, originario di Scanzano Jonico, in provincia di Matera. “Durante l’ultimo anno della facoltà di Agraria sono stato in Erasmus all’Università Tecnica di Monaco di Baviera, la TUM, lavorando su un progetto di ricerca per l’estrazione dei polifenoli da foglie di ulivo”.
Dopo un assegno di ricerca in fitopatologia applicata, il passaggio al mondo produttivo arriva nel 2010, con l’ingresso in Asso Fruit Italia. “Sono entrato nel mondo delle Organizzazioni di Produttori e ho iniziato a lavorare sui programmi operativi. Da lì mi sono specializzato sulla finanza agevolata e sulle opportunità che arrivano da Regione, Ministero e Unione Europea per le aziende agricole”. Dal 2020, è anche coordinatore dell’AOP Arcadia, una struttura che mette insieme 3 Organizzazioni di Produttori. “Mi occupo soprattutto di filiere, ricerca e sostenibilità. È un servizio strategico per i nostri associati, perché certe opportunità si possono cogliere solo in una dimensione aggregata”.
E infatti, se gli si chiede qual è stato il suo Go, il suo momento di illuminazione nel suo lavoro, Pecchia ha una sola risposta: aggregazione. Un concetto che per lui non è solo teorico, ma anche personale. “Mio padre aveva un’azienda agricola, non ha mai creduto molto nel mondo organizzato: vendeva a chi offriva di più in quel momento. Quel modo di lavorare, che funzionava in quel momento, non è più possibile.
Il mercato è globalizzato, la concorrenza è molto forte. Oggi alcune opportunità semplicemente non esistono se non sei dentro un sistema organizzato. Penso ai contratti di filiera: un’azienda da sola non può accedervi. Oppure alla ricerca applicata e alla formazione continua. Senza contare il lavoro di rappresentanza che viene fatto per il settore, ad esempio, da Italia Ortofrutta”.
Uno dei risultati più significativi di questa propensione a fare squadra è arrivato nel 2025, con il riconoscimento dell’IGP per la Fragola della Basilicata. “È stato un percorso lungo due anni e mezzo, dopo diversi tentativi andati a vuoto. Il 5 novembre abbiamo raggiunto l’obiettivo”. Pecchia è il presidente della Comitato promotore e ha coordinato il lavoro di tutte le realtà coinvolte. “È stato un grande risultato di sistema. Non è di una singola organizzazione, ma di tutto il comparto. E dimostra che quando si lavora insieme si possono raggiungere traguardi importanti”.
Si può dire che nel suo lavoro Pecchia sia un infaticabile. Le giornate iniziano presto e finiscono tardi. “Rispondo al telefono dalle sette del mattino fino a sera. Qualcuno mi dice che esagero, ma non mi pesa”. La spiegazione è semplice. “Amo quello che faccio. E mi considero fortunato perché posso farlo nel territorio in cui ho scelto di vivere”. Un territorio che, nonostante le difficoltà infrastrutturali, sta cambiando rapidamente. “La tecnologia sta avanzando, le infrastrutture di ricerca stanno migliorando, e c’è una nuova energia, soprattutto tra i giovani”.
“Negli ultimi sette anni – dice – in Basilicata sono nate circa 1.500 aziende agricole e a crescere è la presenza di giovani e quella femminile”. Anche tra i soci di Asso Fruit molti imprenditori agricoli sono under 40 e a capo dei dipartimenti, dall’ufficio tecnico a quello amministrativo e anche commerciale, ci sono donne. “Portano un approccio molto preciso, metodico che nel nostro lavoro è molto importante. Sono un valore aggiunto vero”.
Per Pecchia la direzione del futuro dell’ortofrutta è chiara. “Stiamo andando verso un’ortofrutta più dinamica, più consapevole, più capace di interpretare il cambiamento e guardare in prospettiva. Qui nel Metapontino stiamo immaginando un altro tipo di agricoltura, ad esempio, quello della frutta esotica, come il mango e avocado che oggi sono colture attive anche se su pochi ettari, ma che hanno grandi potenzialità di mercato”.
Dietro tutto questo c’è una visione precisa del ruolo del settore. “Dovremmo superare l’immagine dell’agricoltore come semplice produttore. Oggi è anche un custode del territorio, dell’acqua, dell’aria”. Una responsabilità che si traduce in scelte concrete. E la sostenibilità, in questo percorso, non è un obiettivo accessorio. “È la condizione per restare competitivi. Produrre in modo sostenibile significa sì rispettare l’ambiente, ma anche generare reddito e valore. È un equilibrio complesso, ma necessario”.